Padova

10-05-09

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«Non alla solitudine scrovegna,
o Padova, in quel bianco april felice
venni cercando l'arte beatrice
di Giotto che gli spiriti disegna;

né la maschia virtù d'Andrea Mantegna,
che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice,
mi scosse; né la forza imperatrice
del Condottier che il santo luogo regna.

Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi
e di marmi, che cinge la riviera
e le rondini rigano di strida,

tutti i pensieri miei furono colmi
d'amore e i sensi miei di primavera,
come in un lembo del giardin d'Armida.»

Gabriele D'Annunzio, Le Città del silenzio"

 

«For the great desire I had to see
fair Padua, nursery of arts, I am arrived…
and am to Padua come, as he that leaves
a shallow plash to plunge in the deep, and
with satiety seeks to quench his thirst.»

 

William Shakespeare, The Taming of the Shrew

 

 La città fu fondata, secondo un'antica leggenda, nel 1184 a.C. dall'eroe troiano Antenore; in realtà ebbe origine da un insediamento paleoveneto, probabilmente nell'VIII-VII secolo a.C., e venne citata da Tito Livio come città fluviale esistente già nel 302 a.C. Centro commerciale, alleato dei romani contro i galli cisalpini (226 a.C.) e municipio nel 49 a.C., Patavium (questo era il suo nome romano) divenne un ricco centro agricolo e produttivo (tessuti), ma decadde nel periodo delle invasioni barbariche e nel 602 fu distrutto dal longobardo Agilulfo.
Dopo la ripresa, prima sotto i franchi e quindi sotto gli imperatori Ottone, con un governo però vescovile, dal 1138 si diede ordinamenti comunali, partecipò alle guerre contro il Barbarossa e si arricchì con la lavorazione della lana e della seta. Nel 1222 vi fu fondata la celebre università e nel 1231 vi morì il predicatore francescano che venne santificato come sant'Antonio da Padova. Dopo la dominazione di Ezzelino da Romano, Padova riconquistò il suo ruolo egemonico nel territorio, ospitò Giotto agli inizi del Trecento e fu retta dalla signoria dei Carraresi e dei Visconti fra il 1318 e il 1405, quando venne conquistata da Venezia, di cui da allora seguì fedelmente le sorti, mantenendo tuttavia per tutto il secolo l'acquisita preminenza nel campo dell'arte, con l'opera di maestri del Rinascimento toscano, fra cui Donatello, e del padovano Mantegna.

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La città, il cui centro storico più antico, dalla forma irregolare e solcato dalle tortuosità del Bacchiglione e di altri corsi d'acqua minori, è incluso nella cerchia muraria cinquecentesca "veneziana", in parte conservata, possiede notevoli monumenti. I principali sono: il Palazzo della Ragione (1218-1309), con tetto a carena e interno costituito da un solo salone lungo 78 metri, che divide le caratteristiche piazza delle Erbe e piazza della Frutta; la Loggia del Consiglio o della Gran Guardia (1496-1553) sulla piazza dei Signori, circondata da antiche case; il Duomo, la cui ultima ricostruzione iniziò nel 1551; l'attiguo Battistero romanico (XII-XIII secolo), completamente affrescato all'interno da Giusto de' Menabuoi; l'edicola del 1284 detta Tomba di Antenore; l'Università, detta il Bo' perché costruita sul luogo di un albergo la cui insegna era un bue, con il bel cortile cinquecentesco e il celebre teatro anatomico, ligneo e a forma di imbuto; il neoclassico caffè Pedrocchi (1831), caro alla goliardia, dove nel 1848 scoccò la scintilla dell'insurrezione risorgimentale.
Poco più a nord, la celeberrima Cappella degli Scrovegni custodisce gli affreschi eseguiti da Giotto, tra il 1303 e il 1305, in 38 riquadri, con storie di Maria e di Cristo, e inoltre figurazioni delle Virtù, dei Vizi capitali e il Giudizio Universale, e sculture di Giovanni Pisano. Non lontano sono la chiesa degli Eremitani, semidistrutta da un bombardamento aereo nel 1944 e quindi ricostruita, e la cappella Ovetari, in cui sono sopravvissuti due affreschi del Mantegna. L'adiacente ex convento ospita il Museo civico, costituito da una sezione archeologica, da raccolte di arti minori e da una pinacoteca ricca di opere, fra gli altri, di Giotto, Giovanni Bellini, Giorgione, Tiziano, Tintoretto. Al termine della porticata via Altinate sorge la chiesa di Santa Sofia, la più antica della città (XI-XIV secolo).
Nel settore meridionale rispetto al centro cittadino si eleva la grandiosa basilica di Sant'Antonio da Padova, detta popolarmente "il Santo", costruita fra il XIII e il XIV secolo con l'accostamento di elementi romanici, gotici e di derivazione orientale, coperta da otto cupole e ricca di affreschi trecenteschi, di bronzi di Donatello (1450) e della cinquecentesca cappella dell'Arca del Santo. L'attiguo oratorio di San Giorgio conserva affreschi del Trecento; vicino, è situata inoltre la Scuola del Santo (1427-1504), con affreschi di Tiziano, mentre sulla vasta piazza antistante sorge il mirabile monumento al Gattamelata (1453), sempre opera di Donatello. Poco distante si apre il Prato della Valle (1775), vastissima piazza con al centro l'ellittica isola Memmia, cinta da un canale e da 78 statue, e la basilica di Santa Giustina (1532-1579), con otto cupole, coro intagliato e numerose opere di pittura e scultura del Trecento. Il vicino Orto botanico fu, nel 1545, il primo a essere costruito in Europa.

Geografia: altitudine m. 12 s.l.m. superficie comunale kmq. 92,8. Padova, situata in una vasta pianura ai margini tra il territorio agricolo e le lagune, è percorsa dal Brenta e dal Bacchiglione e da altri piccoli canali. Offre ai turisti un paesaggio suggestivo particolarmente in primavera e nel primo autunno quando i colli Euganei si colorano di rosso e inizia il periodo della vendemmia.

Gastronomia: Fegato alla sbrodega, oca in onto, perseghi in giasso, risi e bruscandoli, risotto coi rovinassi, zaleti, coari, galani, grattini in brodo, poenta e osei.

Vini: Pinot rosso e bianco dei Colli Euganei, Moscato, Sauvignon.

Artigianato: oggetti in rame, peltro, ceramica, legno intagliato, mobili, oggetti in vimini.

 

CURIOSITA'

Universa universis patavina libertas

È il motto dell'Università degli studi di Padova; in lingua latina significa "La libertà di Padova [è] totale per tutti".
Ci si riferisce alla
libertà d'insegnamento, che oggi riteniamo un valore acquisito, sia come principio di democrazia liberale, sia come diritto costituzionalmente garantito. Ma non è sempre stato così, e la patavina libertas in passato era soprattutto dovuta alla politica della Repubblica Serenissima, di cui Padova fece parte dal 1405 al 1797.

 

I "tre senza"

Padova è nota per essere la città dei "tre senza":

  1. Santo senza nome, perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato il Santo per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;

  2. Caffé senza porte, perché il monumentale Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno;

  3. Prato senza erba, perché il Prato della Valle, spettacolare piazza, la più grande d'Europa secondo alcuni, e sicuramente tra le più grandi, era in realtà fino alla fine del Settecento, periodo in cui assunse la sistemazione attuale grazie ad Andrea Memmo, una superficie paludosa, dove si svolgeva la famosa fiera del Santo, trasformata in fiera Campionaria nel 1919;

Le "due gatte"

Non sono molti invece, neppure tra i padovani, a conoscere la storia delle "due gatte", che pure figurano tra le più curiose icone della città:

  1. la Gatta di Sant'Andrea, sorge su una colonna antistante alla relativa chiesa, ed è costituita da una statua piuttosto rozza. Originariamente era un Leone di San Marco, abbattuto nel 1797 dai francesi all'indomani della caduta della Serenissima. Venne ricostruito - nell'attuale incompiuta forma - dallo scultore Francesco Chiereghin, in seguito alla restaurazione sancita dal Congresso di Vienna;

  2. il bastione della Gatta, in corrispondenza dei Giardini della rotonda (alla confluenza delle odierne vie Paolo Sarpi e Codalunga), ci riporta all'assedio di Padova da parte degli imperiali di Massimiliano I d'Asburgo, avvenuto nel 1509. Gli attaccanti - che si giovavano di una macchina d'assedio denominata gatto, erano quasi riusciti a penetrare in quel punto la seconda cinta delle mura tuttora visibili, ma furono arrestati dall'ingegno di Citolo da Perugia, capitano di ventura che minò il varco appena in tempo. Per dileggio, i difensori issarono una gatta su una picca, sfidando i nemici a venirsela a prendere.

 

Il toponimo Stanga

A tutti i padovani è nota la località detta "Stanga" (per i non padovani: si tratta di un ampio spiazzo circolare, che si apre in prossimità della più nota Via Anelli). Pochi, forse, conoscono l'origine del toponimo.
Pare che nell'
Alto Medioevo in questo luogo si tenessero i duelli di campioni e bravi (due categorie di "spadaccini" mercenari che - in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi - si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie). I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l'agone.

 

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Ultimo aggiornamento:  15-04-07