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«Non alla solitudine scrovegna,
o Padova, in quel bianco april felice
venni cercando l'arte beatrice
di Giotto che gli spiriti disegna;
né la maschia virtù d'Andrea Mantegna,
che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice,
mi scosse; né la forza imperatrice
del Condottier che il santo luogo regna.
Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi
e di marmi, che cinge la riviera
e le rondini rigano di strida,
tutti i pensieri miei furono colmi
d'amore e i sensi miei di primavera,
come in un lembo del giardin d'Armida.»
Gabriele D'Annunzio,
Le Città del silenzio"
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«For the great desire I had to see
fair Padua, nursery of arts, I am arrived…
and am to Padua come, as he that leaves
a shallow plash to plunge in the deep, and
with satiety seeks to quench his thirst.»
William Shakespeare,
The Taming of the Shrew
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La città fu fondata, secondo un'antica leggenda, nel 1184 a.C.
dall'eroe troiano Antenore; in realtà ebbe origine da un
insediamento paleoveneto, probabilmente nell'VIII-VII secolo
a.C., e venne citata da Tito Livio come città fluviale esistente
già nel 302 a.C. Centro commerciale, alleato dei romani contro i
galli cisalpini (226 a.C.) e municipio nel 49 a.C., Patavium
(questo era il suo nome romano) divenne un ricco centro agricolo
e produttivo (tessuti), ma decadde nel periodo delle invasioni
barbariche e nel 602 fu distrutto dal longobardo Agilulfo.
Dopo la ripresa, prima sotto i franchi e quindi sotto gli
imperatori Ottone, con un governo però vescovile, dal 1138 si
diede ordinamenti comunali, partecipò alle guerre contro il
Barbarossa e si arricchì con la lavorazione della lana e della
seta. Nel 1222 vi fu fondata la celebre università e nel 1231 vi
morì il predicatore francescano che venne santificato come
sant'Antonio da Padova. Dopo la dominazione di Ezzelino da
Romano, Padova riconquistò il suo ruolo egemonico nel
territorio, ospitò Giotto agli inizi del Trecento e fu retta
dalla signoria dei Carraresi e dei Visconti fra il 1318 e il
1405, quando venne conquistata da Venezia, di cui da allora
seguì fedelmente le sorti, mantenendo tuttavia per tutto il
secolo l'acquisita preminenza nel campo dell'arte, con l'opera
di maestri del Rinascimento toscano, fra cui Donatello, e del
padovano Mantegna.

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La città, il cui centro storico più antico, dalla forma
irregolare e solcato dalle tortuosità del Bacchiglione e di
altri corsi d'acqua minori, è incluso nella cerchia muraria
cinquecentesca "veneziana", in parte conservata, possiede
notevoli monumenti. I principali sono: il Palazzo della Ragione
(1218-1309), con tetto a carena e interno costituito da un solo
salone lungo 78 metri, che divide le caratteristiche piazza
delle Erbe e piazza della Frutta; la Loggia del Consiglio o
della Gran Guardia (1496-1553) sulla piazza dei Signori,
circondata da antiche case; il Duomo, la cui ultima
ricostruzione iniziò nel 1551; l'attiguo Battistero romanico (XII-XIII
secolo), completamente affrescato all'interno da Giusto de'
Menabuoi; l'edicola del 1284 detta Tomba di Antenore;
l'Università, detta il Bo' perché costruita sul luogo di un
albergo la cui insegna era un bue, con il bel cortile
cinquecentesco e il celebre teatro anatomico, ligneo e a forma
di imbuto; il neoclassico caffè Pedrocchi (1831), caro alla
goliardia, dove nel 1848 scoccò la scintilla dell'insurrezione
risorgimentale.
Poco più a nord, la celeberrima Cappella degli Scrovegni
custodisce gli affreschi eseguiti da Giotto, tra il 1303 e il
1305, in 38 riquadri, con storie di Maria e di Cristo, e inoltre
figurazioni delle Virtù, dei Vizi capitali e il Giudizio
Universale, e sculture di Giovanni Pisano. Non lontano sono la
chiesa degli Eremitani, semidistrutta da un bombardamento aereo
nel 1944 e quindi ricostruita, e la cappella Ovetari, in cui
sono sopravvissuti due affreschi del Mantegna. L'adiacente ex
convento ospita il Museo civico, costituito da una sezione
archeologica, da raccolte di arti minori e da una pinacoteca
ricca di opere, fra gli altri, di Giotto, Giovanni Bellini,
Giorgione, Tiziano, Tintoretto. Al termine della porticata via
Altinate sorge la chiesa di Santa Sofia, la più antica della
città (XI-XIV secolo).
Nel settore meridionale rispetto al centro cittadino si eleva la
grandiosa basilica di Sant'Antonio da Padova, detta popolarmente
"il Santo", costruita fra il XIII e il XIV secolo con
l'accostamento di elementi romanici, gotici e di derivazione
orientale, coperta da otto cupole e ricca di affreschi
trecenteschi, di bronzi di Donatello (1450) e della
cinquecentesca cappella dell'Arca del Santo. L'attiguo oratorio
di San Giorgio conserva affreschi del Trecento; vicino, è
situata inoltre la Scuola del Santo (1427-1504), con affreschi
di Tiziano, mentre sulla vasta piazza antistante sorge il
mirabile monumento al Gattamelata (1453), sempre opera di
Donatello. Poco distante si apre il Prato della Valle (1775),
vastissima piazza con al centro l'ellittica isola Memmia, cinta
da un canale e da 78 statue, e la basilica di Santa Giustina
(1532-1579), con otto cupole, coro intagliato e numerose opere
di pittura e scultura del Trecento. Il vicino Orto botanico fu,
nel 1545, il primo a essere costruito in Europa.
Geografia:
altitudine m. 12 s.l.m. superficie comunale kmq. 92,8. Padova,
situata in una vasta pianura ai margini tra il territorio
agricolo e le lagune, è percorsa dal Brenta e dal Bacchiglione e
da altri piccoli canali. Offre ai turisti un paesaggio
suggestivo particolarmente in primavera e nel primo autunno
quando i colli Euganei si colorano di rosso e inizia il periodo
della vendemmia.
Gastronomia: Fegato alla sbrodega, oca in onto, perseghi in giasso, risi e
bruscandoli, risotto coi rovinassi, zaleti, coari, galani,
grattini in brodo, poenta e osei.
Vini:
Pinot rosso e bianco dei Colli Euganei, Moscato, Sauvignon.
Artigianato: oggetti in rame, peltro, ceramica, legno intagliato, mobili,
oggetti in vimini.
CURIOSITA'
Universa universis
patavina libertas
È il motto dell'Università
degli studi di Padova;
in
lingua latina
significa "La libertà di Padova [è] totale per
tutti".
Ci si riferisce alla
libertà d'insegnamento,
che oggi riteniamo un
valore acquisito,
sia come principio di
democrazia
liberale,
sia come
diritto
costituzionalmente
garantito. Ma non è sempre stato così, e la
patavina libertas in passato era soprattutto
dovuta alla
politica
della
Repubblica Serenissima,
di cui Padova fece parte dal
1405
al
1797.
I "tre
senza"
Padova è nota per essere la
città dei "tre senza":
-
Santo senza nome, perché
Sant'Antonio,
di cui è tradizionalmente
popolare la devozione, è
comunemente chiamato il
Santo per
antonomasia,
con speciale riferimento
alla
Basilica
omonima;
-
Caffé senza porte,
perché il monumentale
Caffè
Pedrocchi,
storico locale cittadino,
anticamente era aperto ad
ogni
ora
del
giorno;
-
Prato senza erba, perché
il
Prato
della Valle,
spettacolare
piazza,
la più grande d'Europa
secondo alcuni, e
sicuramente tra le più
grandi, era in realtà fino
alla fine del
Settecento,
periodo in cui assunse la
sistemazione attuale grazie
ad
Andrea
Memmo,
una
superficie
paludosa,
dove si svolgeva la famosa
fiera
del Santo, trasformata in
fiera Campionaria nel
1919;
Le "due gatte"
Non sono molti
invece, neppure
tra i padovani,
a conoscere la
storia delle
"due gatte", che
pure figurano
tra le più
curiose
icone
della città:
-
la Gatta di
Sant'Andrea,
sorge su una
colonna
antistante
alla
relativa
chiesa, ed è
costituita
da una
statua
piuttosto
rozza.
Originariamente
era un
Leone di San
Marco,
abbattuto
nel
1797
dai
francesi
all'indomani
della caduta
della
Serenissima.
Venne
ricostruito
-
nell'attuale
incompiuta
forma -
dallo
scultore
Francesco
Chiereghin,
in seguito
alla
restaurazione
sancita dal
Congresso di
Vienna;
-
il
bastione
della Gatta,
in
corrispondenza
dei
Giardini
della
rotonda
(alla
confluenza
delle
odierne vie
Paolo Sarpi
e Codalunga),
ci riporta
all'assedio
di Padova da
parte degli
imperiali di
Massimiliano
I
d'Asburgo,
avvenuto nel
1509.
Gli
attaccanti -
che si
giovavano di
una
macchina
d'assedio
denominata
gatto,
erano quasi
riusciti a
penetrare in
quel punto
la seconda
cinta delle
mura
tuttora
visibili, ma
furono
arrestati
dall'ingegno
di
Citolo da
Perugia,
capitano di
ventura
che
minò
il varco
appena in
tempo. Per
dileggio, i
difensori
issarono una
gatta su una
picca,
sfidando i
nemici a
venirsela a
prendere.
Il toponimo Stanga
A tutti i padovani è nota la località detta "Stanga" (per i non padovani: si tratta di un ampio spiazzo circolare, che si apre in prossimità della più nota Via Anelli). Pochi, forse, conoscono l'origine del toponimo.
Pare che nell'Alto Medioevo in questo luogo si tenessero i duelli di campioni e bravi (due categorie di "spadaccini" mercenari che - in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi - si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie). I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l'agone.
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